mercoledì 12 dicembre 2018

Cartesio




Cartesio, nacque nel 1596 a La Haye, nella regione francese della Turenna. Proveniente da una famiglia borghese piuttosto ricca, dopo gli studi dai gesuiti si laureò in diritto nel 1616. Nel 1618 si arruolò nell’esercito dei Paesi Bassi e, sotto la guida di un principe protestante andò a combattere in Germania nella Guerra dei Trent’anni.  


https://doc.studenti.it/riassunto/storia/6/guerra-trent-anni.html






Negli anni successivi,gli interessi di Cartesio si diressero soprattutto alla matematica, alla geometria, all’ottica e alla logica. Mentre era ancora soldato fece tre sogni, durante i quali, secondo i suoi racconti, ebbe un’intuizione fondamentale per tutta la costruzione del suo pensiero filosofico: nei suoi appunti, infatti, scrisse che aveva scoperto «i fondamenti di una scienza meravigliosa». Probabilmente fu quello il periodo in cui Cartesio cominciò a elaborare i principi di una scienza nuova, che avesse un unico metodo valido per tutti i campi del sapere.  

Lasciata la carriera militare, nel 1628 Cartesio decise di elaborare una nuova filosofia: per questo motivo, dopo aver a lungo viaggiato in Europa, si trasferì nei Paesi Bassi, dove era diffusa una maggiore tolleranza nei confronti delle dottrine filosofiche e religiose che si opponevano alla tradizione. Nel 1637, pubblicò tre saggi scientifici (La DiottricaLe Meteore e La Geometria) che erano preceduti da una prefazione intitolata Discorso sul metodo: questa introduzione diventò la più famosa delle sue opere. Negli anni successivi, Cartesio intraprese un fitto scambio di lettere con filosofi e scienziati. Nel 1647 iniziò a scriversi lettere con la regina Cristina di Svezia che, desiderosa di ricevere da lui lezioni di filosofia, lo invitò nel suo paese. Nel settembre 1649 raggiunse Stoccolma, dove morì nel febbraio 1650 in seguito una broncopolmonite. 











Dal dubbio metodico all'intuizione del cogito

 La ricerca di Cartesio ha come obiettivo la riedificazione del sapere a partire da un fondamento solido e sicuro. A questo scopo il filosofo si interroga sul procedimento della conoscenza, rilevando che molto spesso gli uomini incorrono in errori e fraintendimenti per la mancanza di un metodo rigoroso ed efficace che li guidi nella ricerca della verità.
Per questo motivo elabora alcune regole che devono orientare l'indagine scientifica:

- regola dell'evidenza, che prescrive di accogliere come vero soltanto ciò che è evidentemente tale;
- regola dell'analisi, che prescrive di dividere ogni problema nelle sue parti elementari;
- regola della sintesi, che prescrive di procedere nella conoscenza con ordine, passando dagli oggetti     più semplici a quelli più complessi;
- regola dell'enumerazione, che prescrive di fare sempre enumerazioni complete e revisioni generali, così da essere sicuri di non omettere nulla.


Il metodo così definito è uno strumento essenziale per avanzare speditamente nell'indagine scientifica, ma non è in grado, da solo, di garantire la certezza delle nostre conoscenze né di fondare in modo sicuro la validità del nostro sapere.
L’autore dunque dubita di tutte le cose che non offrono la garanzia dell’evidenza. 
Egli mette in dubbio la propria esistenza, quella delle cose esterne e perfino la verità matematiche , Le quali, come le altre, devono essere messe tra parentesi perché potrebbero essere il frutto dell’inganno di un genio maligno. Con l’ipotesi del genio maligno il dubbio si estende, diventando dubbio iperbolico, cioè radicale e universale. Esso si presenta come un dubbio metodico, poiché viene adoperato come mezzo per raggiungere la verità.. Cartesio trova che proprio il fatto di dubitare di tutto lo rende certo di una verità inconfutabile: cogito, ergo sum. Il genio maligno può ingannarci quando vuole, ma, finché possiamo ammettere che pensiamo, siamo consapevoli di esistere.


Dio come garante dell’evidenza


 Dopo la scoperta del cogito, cioè della certezza che esistiamo come pensiero, Cartesio si accinge a valutare i contenuti di tale pensiero, cioè le idee che si distinguono in fattizie, avventizie e innate: tra queste ultime ce l’idea di Dio come l’essere onnipotente, onnisciente, sommamente buono e dotato di ogni perfezione. Poiché tale idea non può derivare da noi né dal mondo esterno, perché sono  imperfetti, si deve concludere che deriva da Dio stesso, il creatore che ha impresso nei nostri pensieri il suo marchio. La causa ultima della nostra idea di Dio, infatti, deve essere qualcosa che contiene tutte le perfezioni rappresentate in essa. L'esistenza di Dio è anche attestata dalla prova ontologica, secondo cui il concetto dell’essere perfetto include necessariamente esistenza. Dio dunque esiste, e della sua presenza che garantisce l’affidabilità delle nostre facoltà conoscitive. In quanto essere perfetto, infatti, Dio è buono; dunque non inganna l’uomo.



La materia il mondo fisico


 Secondo Cartesio, la natura o essenza dei corpi consiste non nelle qualità secondarie (colore, odore, sapore), ma nell'estensione, intesa nella triplice accezione della larghezza, lunghezza e profondità. Il mondo si riduce, per il filosofo, a una grande sostanza estesa, la quale, essendo uniforme, continua e infinita, esclude il vuoto. L’universo fisico cartesiano si presenta dunque come una dimensione assolutamente meccanicistica, in cui tutti fenomeni vengono spiegati attraverso i due elementi della materia e del movimento e da cui sono esclusi tutti gli aspetti qualitativi e finalistici.



Il dualismo cartesiano e l’analisi delle passioni

Il sistema cartesiano è dominato da un profondo dualismo, che contrappone la materia al pensiero; Quest’ultimo è sia immateriale che realmente distinto dal corpo e dotato di esistenza propria. Nell'uomo tale dualismo si esprime nella separazione tra l’anima, intesa come il complesso delle attività intellettuali coscienti, e il corpo, concepito come una macchina le cui attività sono frutto di leggi meccaniche. Cartesio tenta di superare i problemi derivanti dal dualismo, ricorrendo alla teoria della ghiandola pineale, l’unica componente del cervello non divisa in due parti simmetriche e quindi in grado di unificare le sensazioni e creare una connessione tra spirito e materia.

Nell'ultima sua opera Cartesio si sofferma su un tema delle passioni. Queste sono considerate positive, a condizione che siano sottomesse alla forza rasserenatrice della ragione. Secondo Cartesio tra le passioni e la ragione esiste una tensione che l’uomo deve ricomporre arrivando al dominio incontrastato della razionalità. La forza dell’animo umano risiede proprio in tale capacità di vincere le emozioni, per raggiungere la completa padronanza di sé e della propria volontà.

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