domenica 10 febbraio 2019

Hobbes

THOMAS HOBBES



Thomas Hobbes è una delle personalità più singolari del pensiero moderno e una figura che ancora oggi è significativa per la radicalità delle posizioni teoriche. Vissuto in uno dei periodi più instabili e sanguinosi della storia inglese, è assertore convinto dell'assolutismo regio, la concezione secondo cui al re, per diritto divino, spetta il potere assoluto, visto come l'unico baluardo contro l'inevitabile disordine a cui la società andrebbe incontro senza un governo monarchico che assommi in sé tutte le prerogative del dominio.

Hobbes compie in prima persona l'esperienza dell'individualismo e dell'aggressività di cui è capace l'animo umano, e li descrive mirabilmente nelle pagine delle sue opere.
Durante la sua esistenza Hobbes assiste ai fatti drammatici che colpiscono il suo paese, come lo scontro tra il Parlamento il Sovrano, culminato in una vera e propria guerra civile. Decise così di fuggire in Francia. Ció indirizzò il pensiero di Hobbes verso l'aspirazione alla pace, che secondo il filosofo deve essere perseguita tramite la certezza dell' applicazione della legge e un potere forte. Il suo progetto politico nasce da una visione pessimistica dell'essere umano, giudicato egoista, avido e violento. Questa concezione negativa della natura umana porta Hobbes a descrivere l'uomo come un essere che non riconosce i limiti naturali al suo agire, se non la forza e la prepotenza dell'altro . Il filosofo mira, all'opposto,  a elaborare una dottrina politica sulla cui base organizzare una comunità civile ordinata e pacifica .Sono proprio i meschini sentimenti che governano l'animo umano a giustificare il trasferimento al sovrano di ogni potere individuale, in  modo tale da avere garantite in cambio la pace e la tranquillità. Hobbes tende quindi a dimostrare come l'assolutismo politico sia una necessità logica e razionale.


LA PROSPETTIVA MATERIALISTICA


Hobbes elabora una visione materialistica dell'universo in generale e dell'uomo, in base alla quale i corpi sono l'unica realtà e il movimento è l'unico principio di spiegazione dei fenomeni naturali. In questa prospettiva anche l'attività mentale è ricondotta alla sensazione e al movimento: da questi due fattori derivano le immagini delle cose a cui sono attribuiti i nomi che vengono connessi nei ragionamenti.
L'intelletto, per Hobbes, ha una funzione computazionale, in quanto collega i nomi attribuiti convenzionalmente alle immagini delle cose grazie al linguaggio, il quale, a sua volta, svolge il duplice compito di memorizzazione e di comunicazione.
Il linguaggio consente inoltre alla ragione di operare la generalizzazione necessaria alla costruzione dell'edificio della scienza.
Nella prospettiva materialistica hobbesiana anche i concetti di bene e di male sono conducibili alla corporeità, identificandosi rispettivamente con ciò che favorisce o danneggia
la conservazione fisica dell'uomo.
La libertà, poi, si riduce alla ''libertà di fare ciò che la volontà ha deciso'', e non è mai ''libertà di volere'', essendo la volontà intrinsecamente necessitata.

LA TEORIA DELL'ASSOLUTISMO POLITICO




Le condizioni del benessere della società, per Hobbes, risiedono nella costituzione di un potere assoluto in grado di regolare e disciplinare gli istinti negativi dell'uomo, per natura caratterizzati di tendenze aggressive ed egoistiche.
Coerentemente con la sua visione materialistica Hobbes individua alcuni istinti fondamentali, come quello dell'autoconservazione, che spinge gli esseri umani ad agire sempre in vista del proprio utile, anche a discapito degli altri.
E' per questo che nello stato di natura (condizione che precede la formazione delle istituzioni e degli ordinamenti giuridici) regna la ''guerra di tutti contro tutti''. Si tratta di una situazione di massima libertà, ma anche di estrema insicurezza, in cui è messa a repentaglio la vita degli individui: ognuno ha un diritto illimitato sulle cose e non esita a usare la violenza per ottenerle o difenderle.
L'unica soluzione per uscire da questa situazione misera è seguire la via indicata dalla ragione, che prescrive alcune leggi naturali fondamentali. Secondo tali indicazioni è razionale e opportuno che gli uomini sacrifichino i propri diritti naturali e costituiscano una società civile e politica.
A tal fine devono stabilire un patto di unione, con cui le loro volontà convergono verso un medesimo obiettivo, ossia la sopravvivenza collettiva, e un patto di sottomissione, grazie a cui alienano i propri diritti e poteri a un uomo o a un'assemblea di uomini, in grado di ridurre i diversi voleri a una sola volontà. 
Lo Stato (o Leviatano) che ne deriva ha un potere assoluto: emanare le leggi e farle rispettare punendo severamente chi le trasgredisce, ma non è tenuto a obbedirvi a sua volta, essendo il patto stipulato dai sudditi tra loro e non con il sovrano. Esso ha inoltre il pieno controllo sulle azioni e opinioni di tutti e stabilisce i criteri del bene e del male.
Tuttavia, lo Stato ha anche dei limiti, in quanto non può emanare ordini che mettano a repentaglio la vita o l'incolumità fisica dei sudditi (sarebbe contrario al suo scopo di tutela della loro sicurezza), e deve lasciare un margine di libertà agli individui nella loro sfera privata.
 Per quanto riguarda la religione, Hobbes ritiene che il sovrano debba assumere anche la suprema autorità religiosa, perché, una volta riconosciuto il suo potere assoluto, non si può ammettere nessuna autorità indipendente che ne contrasti il dominio.


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