mercoledì 12 dicembre 2018

Cartesio




Cartesio, nacque nel 1596 a La Haye, nella regione francese della Turenna. Proveniente da una famiglia borghese piuttosto ricca, dopo gli studi dai gesuiti si laureò in diritto nel 1616. Nel 1618 si arruolò nell’esercito dei Paesi Bassi e, sotto la guida di un principe protestante andò a combattere in Germania nella Guerra dei Trent’anni.  


https://doc.studenti.it/riassunto/storia/6/guerra-trent-anni.html






Negli anni successivi,gli interessi di Cartesio si diressero soprattutto alla matematica, alla geometria, all’ottica e alla logica. Mentre era ancora soldato fece tre sogni, durante i quali, secondo i suoi racconti, ebbe un’intuizione fondamentale per tutta la costruzione del suo pensiero filosofico: nei suoi appunti, infatti, scrisse che aveva scoperto «i fondamenti di una scienza meravigliosa». Probabilmente fu quello il periodo in cui Cartesio cominciò a elaborare i principi di una scienza nuova, che avesse un unico metodo valido per tutti i campi del sapere.  

Lasciata la carriera militare, nel 1628 Cartesio decise di elaborare una nuova filosofia: per questo motivo, dopo aver a lungo viaggiato in Europa, si trasferì nei Paesi Bassi, dove era diffusa una maggiore tolleranza nei confronti delle dottrine filosofiche e religiose che si opponevano alla tradizione. Nel 1637, pubblicò tre saggi scientifici (La DiottricaLe Meteore e La Geometria) che erano preceduti da una prefazione intitolata Discorso sul metodo: questa introduzione diventò la più famosa delle sue opere. Negli anni successivi, Cartesio intraprese un fitto scambio di lettere con filosofi e scienziati. Nel 1647 iniziò a scriversi lettere con la regina Cristina di Svezia che, desiderosa di ricevere da lui lezioni di filosofia, lo invitò nel suo paese. Nel settembre 1649 raggiunse Stoccolma, dove morì nel febbraio 1650 in seguito una broncopolmonite. 











Dal dubbio metodico all'intuizione del cogito

 La ricerca di Cartesio ha come obiettivo la riedificazione del sapere a partire da un fondamento solido e sicuro. A questo scopo il filosofo si interroga sul procedimento della conoscenza, rilevando che molto spesso gli uomini incorrono in errori e fraintendimenti per la mancanza di un metodo rigoroso ed efficace che li guidi nella ricerca della verità.
Per questo motivo elabora alcune regole che devono orientare l'indagine scientifica:

- regola dell'evidenza, che prescrive di accogliere come vero soltanto ciò che è evidentemente tale;
- regola dell'analisi, che prescrive di dividere ogni problema nelle sue parti elementari;
- regola della sintesi, che prescrive di procedere nella conoscenza con ordine, passando dagli oggetti     più semplici a quelli più complessi;
- regola dell'enumerazione, che prescrive di fare sempre enumerazioni complete e revisioni generali, così da essere sicuri di non omettere nulla.


Il metodo così definito è uno strumento essenziale per avanzare speditamente nell'indagine scientifica, ma non è in grado, da solo, di garantire la certezza delle nostre conoscenze né di fondare in modo sicuro la validità del nostro sapere.
L’autore dunque dubita di tutte le cose che non offrono la garanzia dell’evidenza. 
Egli mette in dubbio la propria esistenza, quella delle cose esterne e perfino la verità matematiche , Le quali, come le altre, devono essere messe tra parentesi perché potrebbero essere il frutto dell’inganno di un genio maligno. Con l’ipotesi del genio maligno il dubbio si estende, diventando dubbio iperbolico, cioè radicale e universale. Esso si presenta come un dubbio metodico, poiché viene adoperato come mezzo per raggiungere la verità.. Cartesio trova che proprio il fatto di dubitare di tutto lo rende certo di una verità inconfutabile: cogito, ergo sum. Il genio maligno può ingannarci quando vuole, ma, finché possiamo ammettere che pensiamo, siamo consapevoli di esistere.


Dio come garante dell’evidenza


 Dopo la scoperta del cogito, cioè della certezza che esistiamo come pensiero, Cartesio si accinge a valutare i contenuti di tale pensiero, cioè le idee che si distinguono in fattizie, avventizie e innate: tra queste ultime ce l’idea di Dio come l’essere onnipotente, onnisciente, sommamente buono e dotato di ogni perfezione. Poiché tale idea non può derivare da noi né dal mondo esterno, perché sono  imperfetti, si deve concludere che deriva da Dio stesso, il creatore che ha impresso nei nostri pensieri il suo marchio. La causa ultima della nostra idea di Dio, infatti, deve essere qualcosa che contiene tutte le perfezioni rappresentate in essa. L'esistenza di Dio è anche attestata dalla prova ontologica, secondo cui il concetto dell’essere perfetto include necessariamente esistenza. Dio dunque esiste, e della sua presenza che garantisce l’affidabilità delle nostre facoltà conoscitive. In quanto essere perfetto, infatti, Dio è buono; dunque non inganna l’uomo.



La materia il mondo fisico


 Secondo Cartesio, la natura o essenza dei corpi consiste non nelle qualità secondarie (colore, odore, sapore), ma nell'estensione, intesa nella triplice accezione della larghezza, lunghezza e profondità. Il mondo si riduce, per il filosofo, a una grande sostanza estesa, la quale, essendo uniforme, continua e infinita, esclude il vuoto. L’universo fisico cartesiano si presenta dunque come una dimensione assolutamente meccanicistica, in cui tutti fenomeni vengono spiegati attraverso i due elementi della materia e del movimento e da cui sono esclusi tutti gli aspetti qualitativi e finalistici.



Il dualismo cartesiano e l’analisi delle passioni

Il sistema cartesiano è dominato da un profondo dualismo, che contrappone la materia al pensiero; Quest’ultimo è sia immateriale che realmente distinto dal corpo e dotato di esistenza propria. Nell'uomo tale dualismo si esprime nella separazione tra l’anima, intesa come il complesso delle attività intellettuali coscienti, e il corpo, concepito come una macchina le cui attività sono frutto di leggi meccaniche. Cartesio tenta di superare i problemi derivanti dal dualismo, ricorrendo alla teoria della ghiandola pineale, l’unica componente del cervello non divisa in due parti simmetriche e quindi in grado di unificare le sensazioni e creare una connessione tra spirito e materia.

Nell'ultima sua opera Cartesio si sofferma su un tema delle passioni. Queste sono considerate positive, a condizione che siano sottomesse alla forza rasserenatrice della ragione. Secondo Cartesio tra le passioni e la ragione esiste una tensione che l’uomo deve ricomporre arrivando al dominio incontrastato della razionalità. La forza dell’animo umano risiede proprio in tale capacità di vincere le emozioni, per raggiungere la completa padronanza di sé e della propria volontà.

lunedì 12 novembre 2018

Giordano Bruno


                                              GIORDANO BRUNO


Giordano Bruno nasce a Nola nel 1548. A diciotto anni entra nell'ordine dei domenicani di Napoli, dove studia per vari anni filosofia e la teologia scolastica. Giordano nel 1576 accusato di eresia fugge a Napoli e comincia una lunga peregrinazione per l'Italia, sostando a Roma, Genova, Savona, Torino, Venezia, Padova e Bergamo.




Bruno mira alla costruzione di un sistema in cui Dio, l'uomo e la natura appaiono fusi in un'unità che li comprende in modo indifferenziato.
Bruno afferma che:
-l'universo è uno spazio infinito, costituito da infiniti mondi infatti Dio è il principio primo infinito da cui non può discendere che un effetto infinito. 
-Dio è immanente nella natura in quanto costituisce l'anima del cosmo che informa e plasma la materia, come tale è conoscibile dall'uomo.
Egli esalta la tecnica e lo spirito d'iniziativa dell'uomo infatti l'uomo è superiore agli animali perché possiede l'intelletto e le mani, ossia gli strumenti con cui manipola e conosce le cose del mondo in vista del progresso tecnico e scientifico.
Infine indica la natura come vertice della conoscenza infatti essa è oggetto dell'ardore conoscitivo dell'uomo, il quale riesce a sottrarsi ai desideri bassi e volgari e scopre di essere egli stesso natura.


martedì 23 ottobre 2018

Bacone:il potere della scienza


 BACONE: LA VITA


Francesco Bacone nasce a Londra il 22 gennaio 1561.
Inizia gli studi al Trinity College di Cambridge; prosegue poi al Gray's Inn di Londra l'approfondimento e la formazione in Legge e Giurisprudenza. Diviene un grande e forte sostenitore della rivoluzione scientifica, pur senza essere egli stesso uno scienziato.Vive alla corte inglese e sotto il regno di Giacomo I Stuart, viene nominato Lord Cancelliere. 
Francis Bacon è di fatto il filosofo della rivoluzione industriale: la sua riflessione è incentrata nella ricerca di un metodo di conoscenza della natura che si possa definire scientifico, nel senso che vuole e può essere ripetibile; esso parte dall'osservazione della natura e, così come la scienza, è volto al controllo di essa per ricavarne applicazioni utili al genere umano, come erano quelle dell'età industriale.Nel 1621 Giacomo I convoca il parlamento per chiedere l'imposizione di nuove tasse: il parlamento incolpa Bacone con l'accusa di corruzione e peculato. Bacone si riconosce colpevole e viene imprigionato nella Torre di Londra, venendo così escluso da tutte le cariche dello stato.Viene liberato appena qualche giorno dopo per intercessione del sovrano e si ritira a Gorhambury: qui trascorre gli ultimi anni della sua vita. Muore a Londra il 9 aprile 1626.
Tra le sue opere più importanti vi sono: "Cogitata et visa", "Instauratio magna", "Novum Organum"e il " De dignitate et augmentis scientiarum"; la "Nuova Atlantide" fu pubblicata incompleta.



Secondo Bacone, il cui motto fondamentale è "sapere è potere", la scienza non ha soltanto carattere conoscitivo ma anche e soprattutto pratico: essa può contribuire a creare migliori condizioni di vita per gli uomini.
La scienza dei moderni, infatti, è un sapere teso al fare, un sapere tecnico in grado di stabilire, per la prima volta in modo pieno e soddisfacente, il dominio sulla natura, condizione indispensabile della civiltà.
Nella vasta indagine del filosofo inglese si riconosce una parte critica e una parte costruttiva. La critica di Bacone si rivolge contro i seguaci della filosofia aristotelica, accusati di scarso vigore teorico e di dipendenza nei confronti di una visione ormai superata. In particolare, Bacone ritiene che occorra liberare la conoscenza da 4 gravi pregiudizi:

1) Gli idoli della tribù, che appartengono all'intero genere umano in quanto dipendono da vere e proprie disposizioni naturali;

2) gli idoli della spelonca, ossia i pregiudizi che derivano dall'educazione, dalla famiglia, dal carattere personale;

3) Gli idoli della piazza, prodotti dal linguaggio e dal suo uso ambiguo e impreciso;

4) infine, gli idoli del teatro, cioè i pregiudizi che derivano dalle diverse dottrine filosofiche.



Passando a delineare la parte costruttiva della sua filosofia, Bacone afferma innanzitutto che l'uomo deve avere come il suo compito precipuo quello di interpretare la natura e le sue leggi. A tal fine, egli identifica il metodo più opportuno nell'induzione, la procedura logica che analizza i fenomeni, ne registra la presenza o l'assenza, le stabilisce i gradi. Bacone invita a utilizzare delle tavole, la cui funzione consiste nel predisporre il materiale empirico, organizzandolo e catalogandolo:


1. Tavole della presenza, su cui si registrano tutti i casi in cui si verifica il fenomeno che si studia;

2. Tavole dell'assenza, su cui si registrano tutte le situazioni che non rivelano la presenza del fenomeno;

3. Tavole delle comparazioni, su cui si registra la variazione di intensità con cui un fenomeno si verifica.

In questo modo si consente all'intelletto di avanzare la prima ipotesi in ordine all'interpretazione della forma del fenomeno studiato. Tale ipotesi deve poi essere verificata attraverso una serie di prove, di cui la più importante è il cosiddetto esperimento cruciale, quello che consente di accettare definitivamente un'ipotesi abbandonando le altre.


Nell'ultima sua opera, la Nuova Atlantide, Bacone delinea una società utopica, in cui gli scienziati detengono il potere politico e promuovono il benessere dei cittadini, operando in piena e perfetta collaborazione con l'unico intento di fare scoperte utili per l'umanità. Quella tratteggiata da Bacone nella sua utopia è una società giusta e pacifica perché, grazie all'impiego della scienza e della tecnica, ha sconfitto la superstizione, l'ignoranza, la violenza e l'oscurantismo.

domenica 14 ottobre 2018

La rivoluzione scientifica


  Galilei


Il metodo elaborato da Galilei è caratterizzato da 2 elementi fondamentali:
- l'osservazione rigorosa dei fenomeni naturali;
- l'uso delle ipotesi e del calcolo matematico.



Per quanto riguarda il primo aspetto,  il filosofo parla di sensate esperienze, ossia di esperienze compiute mediante i sensi, che rappresentano il momento induttivo della scienza.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, che egli identifica con le necessarie dimostrazioni, si tratta delle ipotesi elaborate mediante un procedimento di deduzione logico-matematica, che hanno il compito di prospettare in maniera teorica la soluzione di problemi fisici





Un ulteriore momento del metodo scientifico è costituito dal cimento, cioè la verifica sperimentale delle intuizioni e delle ipotesi. Poiché non è sempre possibile verificare le ipotesi in concreto, Galilei ritiene che lo scienziato debba realizzare in laboratorio degli esperimenti in modo da controllare i singoli passaggi della teoria. Ciò significa che egli deve costruire un percorso artificiale che riproduca quello che dovrebbe essere l'andamento naturale del fenomeno esaminato.







Il metodo galileiano si basa sulla struttura matematica del cosmo. Occorre cioè spogliare lo studio della natura di ogni considerazione di carattere qualitativo e soggettivo per coglierne soltanto i rapporti quantitativi. La concezione dell'universo che ne deriva è meccanicistica, in quanto lo riduce a due aspetti fondamentali:





- la materia

- il movimento




Galilei critica il principio di autorità, ossia l'abitudine di richiamarsi all'autorità della Chiesa e della tradizione. Il sapere tradizionale è accusato da Galilei di essenzialismo e finalismo:

- essenzialismo, perché ricerca l'essenza dei fenomeni naturali
- finalismo, perché considera le parti che compongono la natura fisica come orientate all'utilità dell'uomo.





Le scoperte di Galilei segnarono la definitiva caduta del modello fisico aristotelico e favorivano la dimostrazione della teoria copernicana. L'adesione al copernicanesimo costò a Galilei un duro scontro con le autorità della Chiesa e infine la condanna e l'abiura.

Secondo lui, tra ragione e rivelazione non c'è conflitto, ma separazione di competenze , in quanto esse riguardano due ambiti differenti ( l'interpretazione della natura, la prima; l'nterpretazione delle Scritture, la seconda), con due linguaggi diversi.




domenica 30 settembre 2018

Telesio e Campanella



  IL RINNOVATO INTERESSE PER LA NATURA:
 TELESIO E CAMPANELLA


Bernardino Telesio afferma che l'uomo non deve imporre schemi a priori alla natura, ma deve scoprire le leggi specifiche che ne regolano la vita. Queste leggi si identificano con l'azione di due forze contrastanti, il caldo forza dilatante e principio di movimento, e il freddo, forza condensante e principio di immobilità, le quali nell'universo si applicano alla materia intesa come sostrato fisico inerte.

 Per Telesio le forze, cioè i principi agenti, e la materia, cioè la massa corporea, non possono mai essere separate:
- le prime agiscono, ossia producono effetti, solo infondendosi in un corpo materiale;
-la seconda passiva non esiste se non può essere continuamente formata e trasformata dall'azione dei principi agenti.
  La sostanza, che è dunque data dall'unione di forza e materia, ha un carattere dinamico.


                                                          LA VITA

Bernardino Telesio nasce nel 1509 a Cosenza. A Padova sviluppa le sue teorie naturalistiche che attingono alla fisica dei filosofi presocratici. A Cosenza Telesio riorganizza l'Accademia cosentina, un istituzione che aveva lo scopo di diffondere la cultura, valorizzare artisti e scienziati e istruire le giovani generazioni. Secondo Telesio, i filosofi e gli scienziati non hanno avuto l'umiltà di osservare come le cose si verificano effettivamente, ma hanno proiettato su di esse caratteristiche e proprietà che esistevano soltanto nella loro immaginazione; In tal modo hanno tradito i veri principi della natura e si sono costruiti "un mondo a loro arbitrio". L'accusa rivolta alla scienza del passato e dunque di essere boriosa, superba e incurante dell' autentica realtà del mondo fisico. Telesio invita l'intellettuale, "amante e cultore di una sapienza del tutto umana", a "indagare il mondo e le sue singole parti". 




     IL LEGAME TRA MAGIA E INDAGINE                              NATURALISTICA


Telesio attribuisce una preminenza assoluta alla percezione sensibile, a scapito della facoltà intellettiva, e ritiene che tale sensibilità sia diffusa in tutto l'universo. Secondo il filosofo, infatti, anche gli oggetti materiali, hanno una forma di sensibilità, cioè possono percepire la modificazione del loro stato provocata dal contatto con gli altri corpi. Non c'è dunque differenza sostanziale tra organico e inorganico, perchè tutti gli esseri in modo più o meno perfetto, sono dotati della medesima facoltà del sentire. Tale visione ricollega in qualche modo Telesio alla magia rinascimentale, che affermava appunto l'analogia tra la natura e l'uomo. Il legame tra scienza e magia è molto stretto, entrambe cercano di comprendere la natura per trasformarla a beneficio dell'uomo. 




  CAMPANELLA E L'ESALTAZIONE DELLA                   SCIENZA E DELLA TECNICA



Al pensiero di Telesio si ispira Tommaso Campanella, accusato di eresia per l'adesione al naturalismo e al sensismo del filosofo cosentino, fu processato dall'Inquisizione e trascorse in carcere molti anni della sua esistenza. L'aspetto della sua filosofia che qui ci preme maggiormente sottolineare è la rivalutazione culturale e pedagogica della natura e dichiara di aver appreso più cose dall'osservazione di un filo d'erba o di una formica che dai libri. Egli reinterpreta la fisica di Telesio alla luce di suggestioni tratte dalla magia e dalla metafisica che lo portano a sostenere l'universale animazione di tutte le cose del mondo. Queste al pari degli animali e degli uomini, sono dotate di sensibilità. L'esperienza sensibile è per il filosofo calabrese il fulcro dell' attività conoscitiva. Il fondamento ultimo di una natura intesa come totalità organica è Dio, che crea e governa il mondo attraverso i tre principi fondamentali dell' essere:
- la potenza, che rende ogni cosa necessariamente come dev'essere;
la sapienza, da cui deriva l'armonia che regge il mondo;
- l'amore che indirizza ogni cosa verso il suo fine supremo.


Tommaso Campanella propone un modello ideale di società in cui:
- è abolita la famiglia e condannate la proprietà privata e la schiavitù;
- rivestono grande importanza la scienza e il lavoro.




venerdì 14 settembre 2018

Umanesimo e Rinascimento


 L'età moderna 

Nel 400 si sviluppa l'Umanesimo che si propone il ritorno al mondo classico, per ridare vita a una cultura che collocava al centro dei propri interessi l'uomo, la sua dignità e libertà.
Si diffonde in Europa venendo ad assumere il nome di Rinascimento.
Rinascimento e Umanesimo affermano la centralità dell'uomo nel cosmo; una centralità che in qualche modo va a sostituire il ruolo che nel Medioevo aveva occupato Dio. I nuovi intellettuali non erano atei ma la loro religiosità si caratterizza per la valorizzazione della dignità dell'uomo, considerato artefice del proprio destino, cioè padrone è responsabile della propria vita.




L'Umanesimo e lo studio delle humanae litterae 

Il termine Umanesimo indica anche il nuovo indirizzo degli studi, che ora si orienta verso le humanae letterae e non più verso la scienza divina,cioè la teologia. Si tratta invece dello studio attento e accurato dal punto di vista linguistico, delle opere degli autori 


   L'approccio filologico alla cultura classica


L'interesse filologico segna una netta differenza del nuovo approccio umanistico e rispetto a quello del chierico medievale, al quale non interessava tanto il recupero del documento nella sua veste originaria, quanto l'utilizzo del suo contenuto allo scopo di trovare una conferma alla propria dottrina o fede. Gli umanisti, invece, mirano a ripristinare il testo nella sua forma originale, attraverso il puntiglioso confronto delle diverse redazioni esistenti e intelligente interpretazione del pensiero degli autori antichi. 



   La diffusione del latino e la circolazione delle idee


La diffusione del latino come lingua della comunicazione filosofica e letteraria deve essere apprezzata in quanto viene a costituire un formidabile mezzo per la circolazione delle nuove idee umanistiche e scientifiche tra i dotti europei. Tale risultato è reso possibile anche grazie ad una delle conquiste più importanti della modernità: la stampa a caratteri mobili. La lingua latina cederà poi il passo alle lingue volgari, che rappresentano un ulteriore momento di allargamento della cultura ai ceti borghesi e mercantili.



Il Rinascimento:dalla lezione degli antichi...


Il termine Rinascimento indica quel complesso periodo in cui si assiste a un profondo rinnovamento in tutti i campi (religioso, filosofico e scientifico). Si manifesta una negativa considerazione per il Medioevo, bollato come un'età di transizione, priva di valore culturale. Gli intellettuali dell'epoca si riallacciano idealmente ai grandi filosofi della Grecia: lo studio rigoroso dei testi classici è concepito non come un mero esercizio di erudizione avulso dalla vita, ma come funzionale a un reale progresso pratico degli uomini. La lezione degli antichi deve servire da stimolo per una nuova sintesi filosofica, basata unicamente sulle risorse intellettuali e morali umane e sulla conoscenza scientifica.



                         ...al dinamismo della società civile



Nel concetto di Rinascimento, dunque, emerge con maggior forza l'idea secondo cui la cultura classica si offre come stile di vita e si diffonde oltre le mura delle accademie per raggiungere la società civile. Un altro aspetto da sottolineare è che, mentre l'Umanesimo aveva trovato il suo più fertile terreno nelle città italiane ,Firenze in particolare, il Rinascimento, pur avendo sempre come centro l'italia, s'irradia nel resto d'europa. In Germania si sviluppa una componente fondamentale della rinascita spirituale dell'età moderna, ossia la Riforma protestante.



La riforma protestante e il libero esame delle Scritture

La grande rilevanza filosofico-culturale del principio cardine della Riforma Protestante é il "libero esame" delle Scritture, affermato da Martin Lutero.
Questo principio sosteneva che ogni fedele si doveva rapportare direttamente al testo sacro, mettendo in crisi il ruolo del magistero ecclesiastico, che veniva accusato di detenere il monopolio dell'interpretazione biblica. Il ruolo della Chiesa viene messo in discussione da Lutero, il quale nega il suo valore di mediatrice tra l'uomo e Dio: come ogni credente é in grado di cogliere la verità contenuta nelle Scritture direttamente, senza bisogno dell'interpretazione del sacerdote, così non è la chiesa a dispensare la grazia di cui l'uomo ha bisogno per salvarsi, in quanto solo Dio detiene tale potere.






       La riscoperta di Platone e di Aristotele

Nella disputa tra platonici e aristotelici si evidenzia la contrapposizione tra due diversi orientamenti culturali, i platonici interessati soprattutto a una rinascita spirituale e religiosa e gli aristotelici che trovano nei testi di Aristotele uno stimolo per l'approfondimento della ricerca razionale e naturalistica. I centri geografici di queste correnti sono rispettivamente Firenze per il platonismo età e Padova per l'aristotelismo.




L'Accademia platonica di Firenze


I motivi che favoriscono la diffusione della filosofia umanistica e rinascimentale nelle città italiane sono diversa natura. Tra questi rientra il rifiorire dell'Economia e della vita civile dopo la crisi demografica e produttiva del trecento. In questo contesto gli intellettuali abbracciano un ideale di vita derivante dai classici che contempera l'eccellenza del sapere con le esigenze della vita pratica. Questo vale ad esempio nella Firenze dei medici dove dove era sorta per impulso di Marsilio Ficino e l'accademia platonica. Secondo Ficino esiste un'unica tradizione filosofico-religiosa che annovera tra i suoi rappresentanti figure di poeti come Omero E Virgilio e Filosofi come Pitagora e Patone. E sarà presente progressivo rivelarsi dell'unica verità divina, che tocca il filosofo approfondire e chiarire mediante discorso razionale. È partendo da tale presupposto che Ficino cerca di rafforzare d'accordo tra platonismo e cristianesimo. La sua tesi più celebre è quella dell'anima come copula mundi, realtà intermedia che permette di connettere le varie parti dell'universo, le cose inferiori con quelle superiori. E sai rapporto sia con le cose mortali, sia con le con le essenze immortali e costituisce un legame tra il finito e l'infinito. Tale funzione Mediatrice è resa possibile dal fatto che l'anima é sostanzialmente amore, forza cosmica che spinge Universo Verso Dio facendole uscire dal caos e, viceversa, fa sì che Dio infonda nel mondo vita in vita.


















Padova e la tradizione aristotelica


Le varie correnti di aristotelici sono accomunate dalla mentalità razionalistica e naturalistica. È più importante fra gli aristotelici rinascimentali è Pietro Pomponazzi che afferma che la vera essenza dell'uomo è quella corruttibile e corporea. Secondo lui, l'intelletto umano non opera indipendentemente dai sensi e l'anima non può essere considerati mortale, come sostengono i platonici, perché è inevitabilmente legata al corpo, rappresentando nella forma. L'immortalità dell'anima è attestata dalla Fede ma non dalla ragione naturale virgola e le motivazioni della religione non devono intervenire ne interferire nel campo della filosofia. In conclusione possiamo osservare che le due correnti, sebbene in modo diverso, sono l'espressione del bisogno rinascimentale di libertà intellettuale e di indipendenza della tradizione scolastica e Medievale.