martedì 2 aprile 2019

Spinoza

      

SPINOZA


Baruch Spinoza è stato un filosofo olandese, ritenuto uno dei maggiori esponenti del razionalismo del XVII secolo, antesignano dell'Illuminismo e della moderna esegesi biblica.






Per Spinoza, la sostanza :


- Sul piano ontologico è "ciò che è in sé", per esistere non ha bisogno di altro;

- Sul piano gnoseologico è "ciò che si concepisce per sé", il suo concetto non ha bisogno di altri concetti per essere inteso; 

- Si identifica con Dio ed è: 

                       - increata
                       - eterna
                       - infinita
                       - unica
                       - indivisibile                          

- Coincide con il "tutto": Deus sive Natura 


    
  Per Spinoza esistono tre gradi di conoscenza: 

- percezione sensibile o immaginazione, la quale offre rappresentazioni parziali o confuse; 

- ragione, la quale offre idee chiare e distinte e stabilisce il nesso tra le cause e gli effetti; 

- intuizione, la quale coincide con  l' "amore intellettuale di Dio". Quest'ultimo consente di intuire la suprema unità dell'universo e la struttura della sostanza divina, che si articola in: 
  
 - attributi, ovvero le qualità essenziali della sostanza (tra cui pensiero ed estensione);
      
 - modi, ovvero le concretizzazioni particolari degli attributi (tra cui idee e corpi); 



 Spinoza sostiene che: 

  Le passioni e le azioni umane:
  •  vanno comprese, non condannate o giudicate 
  • devono essere analizzate con metodo geometrico
                                  ↓

 in quanto sottostanno alle medesime leggi di natura che regolano tutti i fenomeni dell'universo.

In tale prospettiva emerge che: l'essenza dell'uomo è il desiderio, ossia lo sforzo di autoconservazione con cui tende a preservare nel proprio essere.



Spinoza ritiene inoltre che:
 l'uomo è condizionato dalla sua natura, tuttavia: 
  • può agire in maniera passiva, subendo la schiavitù delle passioni; 
  • può agire in maniera attiva, assumendo consapevolmente la direzione del proprio essere.



La vera libertà consiste nel controllare le passioni scegliendo quelle davvero vantaggiose. 
Esistono due tipologie di passioni: 
  • gli affetti primari positivi (letizia); 
  • gli affetti primari negativi (tristezza).
Per conseguire la felicità occorre conoscere e favorire gli affetti positivi ostacolando quelli negativi.


Il filosofo sostiene che: lo Stato e la comunità politica sono condizioni di realizzazione dell'individuo. 
Infatti la  ricerca dell'utile è favorita dalla cooperazione sociale. Tuttavia lo Stato deve rispettare i diritti naturali degli individui, ossia: 
  • libertà di attività nella sfera privata;
  • libertà di pensiero ed espressione. 

Il fine dello Stato è la libertà. 






Affinità e divergenze tra Cartesio e Spinoza


Cartesio e Spinoza assumono a modello di rigore scientifico il metodo matematico e geometrico.

                   Cartesio                                                                          Spinoza
                        ↓                                                                                      ↓ 

        sostiene il dualismo tra                                             afferma l'unicità della sostanza 
        pensiero ed estensione,                                         divina, di cui pensiero ed estensione
       res cogitans e res extensa                                                 sono due attributi

                        ↓                                                                                      ↓

oltre alla res cogitans e alla res extensa,                           ammette un'unica sostanza 
ammette una sostanza infinita autonoma                          increata, eterna e infnita: Dio
e autosufficiente: Dio

                        ↓                                                                                      ↓     

Dio è garante del criterio dell'evidenza e                       Dio coincide con l'ordine geometrico,
dunque della conoscenza                                             necessario e razionale dell'universo. 
                                    


domenica 10 febbraio 2019

Hobbes

THOMAS HOBBES



Thomas Hobbes è una delle personalità più singolari del pensiero moderno e una figura che ancora oggi è significativa per la radicalità delle posizioni teoriche. Vissuto in uno dei periodi più instabili e sanguinosi della storia inglese, è assertore convinto dell'assolutismo regio, la concezione secondo cui al re, per diritto divino, spetta il potere assoluto, visto come l'unico baluardo contro l'inevitabile disordine a cui la società andrebbe incontro senza un governo monarchico che assommi in sé tutte le prerogative del dominio.

Hobbes compie in prima persona l'esperienza dell'individualismo e dell'aggressività di cui è capace l'animo umano, e li descrive mirabilmente nelle pagine delle sue opere.
Durante la sua esistenza Hobbes assiste ai fatti drammatici che colpiscono il suo paese, come lo scontro tra il Parlamento il Sovrano, culminato in una vera e propria guerra civile. Decise così di fuggire in Francia. Ció indirizzò il pensiero di Hobbes verso l'aspirazione alla pace, che secondo il filosofo deve essere perseguita tramite la certezza dell' applicazione della legge e un potere forte. Il suo progetto politico nasce da una visione pessimistica dell'essere umano, giudicato egoista, avido e violento. Questa concezione negativa della natura umana porta Hobbes a descrivere l'uomo come un essere che non riconosce i limiti naturali al suo agire, se non la forza e la prepotenza dell'altro . Il filosofo mira, all'opposto,  a elaborare una dottrina politica sulla cui base organizzare una comunità civile ordinata e pacifica .Sono proprio i meschini sentimenti che governano l'animo umano a giustificare il trasferimento al sovrano di ogni potere individuale, in  modo tale da avere garantite in cambio la pace e la tranquillità. Hobbes tende quindi a dimostrare come l'assolutismo politico sia una necessità logica e razionale.


LA PROSPETTIVA MATERIALISTICA


Hobbes elabora una visione materialistica dell'universo in generale e dell'uomo, in base alla quale i corpi sono l'unica realtà e il movimento è l'unico principio di spiegazione dei fenomeni naturali. In questa prospettiva anche l'attività mentale è ricondotta alla sensazione e al movimento: da questi due fattori derivano le immagini delle cose a cui sono attribuiti i nomi che vengono connessi nei ragionamenti.
L'intelletto, per Hobbes, ha una funzione computazionale, in quanto collega i nomi attribuiti convenzionalmente alle immagini delle cose grazie al linguaggio, il quale, a sua volta, svolge il duplice compito di memorizzazione e di comunicazione.
Il linguaggio consente inoltre alla ragione di operare la generalizzazione necessaria alla costruzione dell'edificio della scienza.
Nella prospettiva materialistica hobbesiana anche i concetti di bene e di male sono conducibili alla corporeità, identificandosi rispettivamente con ciò che favorisce o danneggia
la conservazione fisica dell'uomo.
La libertà, poi, si riduce alla ''libertà di fare ciò che la volontà ha deciso'', e non è mai ''libertà di volere'', essendo la volontà intrinsecamente necessitata.

LA TEORIA DELL'ASSOLUTISMO POLITICO




Le condizioni del benessere della società, per Hobbes, risiedono nella costituzione di un potere assoluto in grado di regolare e disciplinare gli istinti negativi dell'uomo, per natura caratterizzati di tendenze aggressive ed egoistiche.
Coerentemente con la sua visione materialistica Hobbes individua alcuni istinti fondamentali, come quello dell'autoconservazione, che spinge gli esseri umani ad agire sempre in vista del proprio utile, anche a discapito degli altri.
E' per questo che nello stato di natura (condizione che precede la formazione delle istituzioni e degli ordinamenti giuridici) regna la ''guerra di tutti contro tutti''. Si tratta di una situazione di massima libertà, ma anche di estrema insicurezza, in cui è messa a repentaglio la vita degli individui: ognuno ha un diritto illimitato sulle cose e non esita a usare la violenza per ottenerle o difenderle.
L'unica soluzione per uscire da questa situazione misera è seguire la via indicata dalla ragione, che prescrive alcune leggi naturali fondamentali. Secondo tali indicazioni è razionale e opportuno che gli uomini sacrifichino i propri diritti naturali e costituiscano una società civile e politica.
A tal fine devono stabilire un patto di unione, con cui le loro volontà convergono verso un medesimo obiettivo, ossia la sopravvivenza collettiva, e un patto di sottomissione, grazie a cui alienano i propri diritti e poteri a un uomo o a un'assemblea di uomini, in grado di ridurre i diversi voleri a una sola volontà. 
Lo Stato (o Leviatano) che ne deriva ha un potere assoluto: emanare le leggi e farle rispettare punendo severamente chi le trasgredisce, ma non è tenuto a obbedirvi a sua volta, essendo il patto stipulato dai sudditi tra loro e non con il sovrano. Esso ha inoltre il pieno controllo sulle azioni e opinioni di tutti e stabilisce i criteri del bene e del male.
Tuttavia, lo Stato ha anche dei limiti, in quanto non può emanare ordini che mettano a repentaglio la vita o l'incolumità fisica dei sudditi (sarebbe contrario al suo scopo di tutela della loro sicurezza), e deve lasciare un margine di libertà agli individui nella loro sfera privata.
 Per quanto riguarda la religione, Hobbes ritiene che il sovrano debba assumere anche la suprema autorità religiosa, perché, una volta riconosciuto il suo potere assoluto, non si può ammettere nessuna autorità indipendente che ne contrasti il dominio.


mercoledì 12 dicembre 2018

Cartesio




Cartesio, nacque nel 1596 a La Haye, nella regione francese della Turenna. Proveniente da una famiglia borghese piuttosto ricca, dopo gli studi dai gesuiti si laureò in diritto nel 1616. Nel 1618 si arruolò nell’esercito dei Paesi Bassi e, sotto la guida di un principe protestante andò a combattere in Germania nella Guerra dei Trent’anni.  


https://doc.studenti.it/riassunto/storia/6/guerra-trent-anni.html






Negli anni successivi,gli interessi di Cartesio si diressero soprattutto alla matematica, alla geometria, all’ottica e alla logica. Mentre era ancora soldato fece tre sogni, durante i quali, secondo i suoi racconti, ebbe un’intuizione fondamentale per tutta la costruzione del suo pensiero filosofico: nei suoi appunti, infatti, scrisse che aveva scoperto «i fondamenti di una scienza meravigliosa». Probabilmente fu quello il periodo in cui Cartesio cominciò a elaborare i principi di una scienza nuova, che avesse un unico metodo valido per tutti i campi del sapere.  

Lasciata la carriera militare, nel 1628 Cartesio decise di elaborare una nuova filosofia: per questo motivo, dopo aver a lungo viaggiato in Europa, si trasferì nei Paesi Bassi, dove era diffusa una maggiore tolleranza nei confronti delle dottrine filosofiche e religiose che si opponevano alla tradizione. Nel 1637, pubblicò tre saggi scientifici (La DiottricaLe Meteore e La Geometria) che erano preceduti da una prefazione intitolata Discorso sul metodo: questa introduzione diventò la più famosa delle sue opere. Negli anni successivi, Cartesio intraprese un fitto scambio di lettere con filosofi e scienziati. Nel 1647 iniziò a scriversi lettere con la regina Cristina di Svezia che, desiderosa di ricevere da lui lezioni di filosofia, lo invitò nel suo paese. Nel settembre 1649 raggiunse Stoccolma, dove morì nel febbraio 1650 in seguito una broncopolmonite. 











Dal dubbio metodico all'intuizione del cogito

 La ricerca di Cartesio ha come obiettivo la riedificazione del sapere a partire da un fondamento solido e sicuro. A questo scopo il filosofo si interroga sul procedimento della conoscenza, rilevando che molto spesso gli uomini incorrono in errori e fraintendimenti per la mancanza di un metodo rigoroso ed efficace che li guidi nella ricerca della verità.
Per questo motivo elabora alcune regole che devono orientare l'indagine scientifica:

- regola dell'evidenza, che prescrive di accogliere come vero soltanto ciò che è evidentemente tale;
- regola dell'analisi, che prescrive di dividere ogni problema nelle sue parti elementari;
- regola della sintesi, che prescrive di procedere nella conoscenza con ordine, passando dagli oggetti     più semplici a quelli più complessi;
- regola dell'enumerazione, che prescrive di fare sempre enumerazioni complete e revisioni generali, così da essere sicuri di non omettere nulla.


Il metodo così definito è uno strumento essenziale per avanzare speditamente nell'indagine scientifica, ma non è in grado, da solo, di garantire la certezza delle nostre conoscenze né di fondare in modo sicuro la validità del nostro sapere.
L’autore dunque dubita di tutte le cose che non offrono la garanzia dell’evidenza. 
Egli mette in dubbio la propria esistenza, quella delle cose esterne e perfino la verità matematiche , Le quali, come le altre, devono essere messe tra parentesi perché potrebbero essere il frutto dell’inganno di un genio maligno. Con l’ipotesi del genio maligno il dubbio si estende, diventando dubbio iperbolico, cioè radicale e universale. Esso si presenta come un dubbio metodico, poiché viene adoperato come mezzo per raggiungere la verità.. Cartesio trova che proprio il fatto di dubitare di tutto lo rende certo di una verità inconfutabile: cogito, ergo sum. Il genio maligno può ingannarci quando vuole, ma, finché possiamo ammettere che pensiamo, siamo consapevoli di esistere.


Dio come garante dell’evidenza


 Dopo la scoperta del cogito, cioè della certezza che esistiamo come pensiero, Cartesio si accinge a valutare i contenuti di tale pensiero, cioè le idee che si distinguono in fattizie, avventizie e innate: tra queste ultime ce l’idea di Dio come l’essere onnipotente, onnisciente, sommamente buono e dotato di ogni perfezione. Poiché tale idea non può derivare da noi né dal mondo esterno, perché sono  imperfetti, si deve concludere che deriva da Dio stesso, il creatore che ha impresso nei nostri pensieri il suo marchio. La causa ultima della nostra idea di Dio, infatti, deve essere qualcosa che contiene tutte le perfezioni rappresentate in essa. L'esistenza di Dio è anche attestata dalla prova ontologica, secondo cui il concetto dell’essere perfetto include necessariamente esistenza. Dio dunque esiste, e della sua presenza che garantisce l’affidabilità delle nostre facoltà conoscitive. In quanto essere perfetto, infatti, Dio è buono; dunque non inganna l’uomo.



La materia il mondo fisico


 Secondo Cartesio, la natura o essenza dei corpi consiste non nelle qualità secondarie (colore, odore, sapore), ma nell'estensione, intesa nella triplice accezione della larghezza, lunghezza e profondità. Il mondo si riduce, per il filosofo, a una grande sostanza estesa, la quale, essendo uniforme, continua e infinita, esclude il vuoto. L’universo fisico cartesiano si presenta dunque come una dimensione assolutamente meccanicistica, in cui tutti fenomeni vengono spiegati attraverso i due elementi della materia e del movimento e da cui sono esclusi tutti gli aspetti qualitativi e finalistici.



Il dualismo cartesiano e l’analisi delle passioni

Il sistema cartesiano è dominato da un profondo dualismo, che contrappone la materia al pensiero; Quest’ultimo è sia immateriale che realmente distinto dal corpo e dotato di esistenza propria. Nell'uomo tale dualismo si esprime nella separazione tra l’anima, intesa come il complesso delle attività intellettuali coscienti, e il corpo, concepito come una macchina le cui attività sono frutto di leggi meccaniche. Cartesio tenta di superare i problemi derivanti dal dualismo, ricorrendo alla teoria della ghiandola pineale, l’unica componente del cervello non divisa in due parti simmetriche e quindi in grado di unificare le sensazioni e creare una connessione tra spirito e materia.

Nell'ultima sua opera Cartesio si sofferma su un tema delle passioni. Queste sono considerate positive, a condizione che siano sottomesse alla forza rasserenatrice della ragione. Secondo Cartesio tra le passioni e la ragione esiste una tensione che l’uomo deve ricomporre arrivando al dominio incontrastato della razionalità. La forza dell’animo umano risiede proprio in tale capacità di vincere le emozioni, per raggiungere la completa padronanza di sé e della propria volontà.

lunedì 12 novembre 2018

Giordano Bruno


                                              GIORDANO BRUNO


Giordano Bruno nasce a Nola nel 1548. A diciotto anni entra nell'ordine dei domenicani di Napoli, dove studia per vari anni filosofia e la teologia scolastica. Giordano nel 1576 accusato di eresia fugge a Napoli e comincia una lunga peregrinazione per l'Italia, sostando a Roma, Genova, Savona, Torino, Venezia, Padova e Bergamo.




Bruno mira alla costruzione di un sistema in cui Dio, l'uomo e la natura appaiono fusi in un'unità che li comprende in modo indifferenziato.
Bruno afferma che:
-l'universo è uno spazio infinito, costituito da infiniti mondi infatti Dio è il principio primo infinito da cui non può discendere che un effetto infinito. 
-Dio è immanente nella natura in quanto costituisce l'anima del cosmo che informa e plasma la materia, come tale è conoscibile dall'uomo.
Egli esalta la tecnica e lo spirito d'iniziativa dell'uomo infatti l'uomo è superiore agli animali perché possiede l'intelletto e le mani, ossia gli strumenti con cui manipola e conosce le cose del mondo in vista del progresso tecnico e scientifico.
Infine indica la natura come vertice della conoscenza infatti essa è oggetto dell'ardore conoscitivo dell'uomo, il quale riesce a sottrarsi ai desideri bassi e volgari e scopre di essere egli stesso natura.


martedì 23 ottobre 2018

Bacone:il potere della scienza


 BACONE: LA VITA


Francesco Bacone nasce a Londra il 22 gennaio 1561.
Inizia gli studi al Trinity College di Cambridge; prosegue poi al Gray's Inn di Londra l'approfondimento e la formazione in Legge e Giurisprudenza. Diviene un grande e forte sostenitore della rivoluzione scientifica, pur senza essere egli stesso uno scienziato.Vive alla corte inglese e sotto il regno di Giacomo I Stuart, viene nominato Lord Cancelliere. 
Francis Bacon è di fatto il filosofo della rivoluzione industriale: la sua riflessione è incentrata nella ricerca di un metodo di conoscenza della natura che si possa definire scientifico, nel senso che vuole e può essere ripetibile; esso parte dall'osservazione della natura e, così come la scienza, è volto al controllo di essa per ricavarne applicazioni utili al genere umano, come erano quelle dell'età industriale.Nel 1621 Giacomo I convoca il parlamento per chiedere l'imposizione di nuove tasse: il parlamento incolpa Bacone con l'accusa di corruzione e peculato. Bacone si riconosce colpevole e viene imprigionato nella Torre di Londra, venendo così escluso da tutte le cariche dello stato.Viene liberato appena qualche giorno dopo per intercessione del sovrano e si ritira a Gorhambury: qui trascorre gli ultimi anni della sua vita. Muore a Londra il 9 aprile 1626.
Tra le sue opere più importanti vi sono: "Cogitata et visa", "Instauratio magna", "Novum Organum"e il " De dignitate et augmentis scientiarum"; la "Nuova Atlantide" fu pubblicata incompleta.



Secondo Bacone, il cui motto fondamentale è "sapere è potere", la scienza non ha soltanto carattere conoscitivo ma anche e soprattutto pratico: essa può contribuire a creare migliori condizioni di vita per gli uomini.
La scienza dei moderni, infatti, è un sapere teso al fare, un sapere tecnico in grado di stabilire, per la prima volta in modo pieno e soddisfacente, il dominio sulla natura, condizione indispensabile della civiltà.
Nella vasta indagine del filosofo inglese si riconosce una parte critica e una parte costruttiva. La critica di Bacone si rivolge contro i seguaci della filosofia aristotelica, accusati di scarso vigore teorico e di dipendenza nei confronti di una visione ormai superata. In particolare, Bacone ritiene che occorra liberare la conoscenza da 4 gravi pregiudizi:

1) Gli idoli della tribù, che appartengono all'intero genere umano in quanto dipendono da vere e proprie disposizioni naturali;

2) gli idoli della spelonca, ossia i pregiudizi che derivano dall'educazione, dalla famiglia, dal carattere personale;

3) Gli idoli della piazza, prodotti dal linguaggio e dal suo uso ambiguo e impreciso;

4) infine, gli idoli del teatro, cioè i pregiudizi che derivano dalle diverse dottrine filosofiche.



Passando a delineare la parte costruttiva della sua filosofia, Bacone afferma innanzitutto che l'uomo deve avere come il suo compito precipuo quello di interpretare la natura e le sue leggi. A tal fine, egli identifica il metodo più opportuno nell'induzione, la procedura logica che analizza i fenomeni, ne registra la presenza o l'assenza, le stabilisce i gradi. Bacone invita a utilizzare delle tavole, la cui funzione consiste nel predisporre il materiale empirico, organizzandolo e catalogandolo:


1. Tavole della presenza, su cui si registrano tutti i casi in cui si verifica il fenomeno che si studia;

2. Tavole dell'assenza, su cui si registrano tutte le situazioni che non rivelano la presenza del fenomeno;

3. Tavole delle comparazioni, su cui si registra la variazione di intensità con cui un fenomeno si verifica.

In questo modo si consente all'intelletto di avanzare la prima ipotesi in ordine all'interpretazione della forma del fenomeno studiato. Tale ipotesi deve poi essere verificata attraverso una serie di prove, di cui la più importante è il cosiddetto esperimento cruciale, quello che consente di accettare definitivamente un'ipotesi abbandonando le altre.


Nell'ultima sua opera, la Nuova Atlantide, Bacone delinea una società utopica, in cui gli scienziati detengono il potere politico e promuovono il benessere dei cittadini, operando in piena e perfetta collaborazione con l'unico intento di fare scoperte utili per l'umanità. Quella tratteggiata da Bacone nella sua utopia è una società giusta e pacifica perché, grazie all'impiego della scienza e della tecnica, ha sconfitto la superstizione, l'ignoranza, la violenza e l'oscurantismo.

domenica 14 ottobre 2018

La rivoluzione scientifica


  Galilei


Il metodo elaborato da Galilei è caratterizzato da 2 elementi fondamentali:
- l'osservazione rigorosa dei fenomeni naturali;
- l'uso delle ipotesi e del calcolo matematico.



Per quanto riguarda il primo aspetto,  il filosofo parla di sensate esperienze, ossia di esperienze compiute mediante i sensi, che rappresentano il momento induttivo della scienza.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, che egli identifica con le necessarie dimostrazioni, si tratta delle ipotesi elaborate mediante un procedimento di deduzione logico-matematica, che hanno il compito di prospettare in maniera teorica la soluzione di problemi fisici





Un ulteriore momento del metodo scientifico è costituito dal cimento, cioè la verifica sperimentale delle intuizioni e delle ipotesi. Poiché non è sempre possibile verificare le ipotesi in concreto, Galilei ritiene che lo scienziato debba realizzare in laboratorio degli esperimenti in modo da controllare i singoli passaggi della teoria. Ciò significa che egli deve costruire un percorso artificiale che riproduca quello che dovrebbe essere l'andamento naturale del fenomeno esaminato.







Il metodo galileiano si basa sulla struttura matematica del cosmo. Occorre cioè spogliare lo studio della natura di ogni considerazione di carattere qualitativo e soggettivo per coglierne soltanto i rapporti quantitativi. La concezione dell'universo che ne deriva è meccanicistica, in quanto lo riduce a due aspetti fondamentali:





- la materia

- il movimento




Galilei critica il principio di autorità, ossia l'abitudine di richiamarsi all'autorità della Chiesa e della tradizione. Il sapere tradizionale è accusato da Galilei di essenzialismo e finalismo:

- essenzialismo, perché ricerca l'essenza dei fenomeni naturali
- finalismo, perché considera le parti che compongono la natura fisica come orientate all'utilità dell'uomo.





Le scoperte di Galilei segnarono la definitiva caduta del modello fisico aristotelico e favorivano la dimostrazione della teoria copernicana. L'adesione al copernicanesimo costò a Galilei un duro scontro con le autorità della Chiesa e infine la condanna e l'abiura.

Secondo lui, tra ragione e rivelazione non c'è conflitto, ma separazione di competenze , in quanto esse riguardano due ambiti differenti ( l'interpretazione della natura, la prima; l'nterpretazione delle Scritture, la seconda), con due linguaggi diversi.




domenica 30 settembre 2018

Telesio e Campanella



  IL RINNOVATO INTERESSE PER LA NATURA:
 TELESIO E CAMPANELLA


Bernardino Telesio afferma che l'uomo non deve imporre schemi a priori alla natura, ma deve scoprire le leggi specifiche che ne regolano la vita. Queste leggi si identificano con l'azione di due forze contrastanti, il caldo forza dilatante e principio di movimento, e il freddo, forza condensante e principio di immobilità, le quali nell'universo si applicano alla materia intesa come sostrato fisico inerte.

 Per Telesio le forze, cioè i principi agenti, e la materia, cioè la massa corporea, non possono mai essere separate:
- le prime agiscono, ossia producono effetti, solo infondendosi in un corpo materiale;
-la seconda passiva non esiste se non può essere continuamente formata e trasformata dall'azione dei principi agenti.
  La sostanza, che è dunque data dall'unione di forza e materia, ha un carattere dinamico.


                                                          LA VITA

Bernardino Telesio nasce nel 1509 a Cosenza. A Padova sviluppa le sue teorie naturalistiche che attingono alla fisica dei filosofi presocratici. A Cosenza Telesio riorganizza l'Accademia cosentina, un istituzione che aveva lo scopo di diffondere la cultura, valorizzare artisti e scienziati e istruire le giovani generazioni. Secondo Telesio, i filosofi e gli scienziati non hanno avuto l'umiltà di osservare come le cose si verificano effettivamente, ma hanno proiettato su di esse caratteristiche e proprietà che esistevano soltanto nella loro immaginazione; In tal modo hanno tradito i veri principi della natura e si sono costruiti "un mondo a loro arbitrio". L'accusa rivolta alla scienza del passato e dunque di essere boriosa, superba e incurante dell' autentica realtà del mondo fisico. Telesio invita l'intellettuale, "amante e cultore di una sapienza del tutto umana", a "indagare il mondo e le sue singole parti". 




     IL LEGAME TRA MAGIA E INDAGINE                              NATURALISTICA


Telesio attribuisce una preminenza assoluta alla percezione sensibile, a scapito della facoltà intellettiva, e ritiene che tale sensibilità sia diffusa in tutto l'universo. Secondo il filosofo, infatti, anche gli oggetti materiali, hanno una forma di sensibilità, cioè possono percepire la modificazione del loro stato provocata dal contatto con gli altri corpi. Non c'è dunque differenza sostanziale tra organico e inorganico, perchè tutti gli esseri in modo più o meno perfetto, sono dotati della medesima facoltà del sentire. Tale visione ricollega in qualche modo Telesio alla magia rinascimentale, che affermava appunto l'analogia tra la natura e l'uomo. Il legame tra scienza e magia è molto stretto, entrambe cercano di comprendere la natura per trasformarla a beneficio dell'uomo. 




  CAMPANELLA E L'ESALTAZIONE DELLA                   SCIENZA E DELLA TECNICA



Al pensiero di Telesio si ispira Tommaso Campanella, accusato di eresia per l'adesione al naturalismo e al sensismo del filosofo cosentino, fu processato dall'Inquisizione e trascorse in carcere molti anni della sua esistenza. L'aspetto della sua filosofia che qui ci preme maggiormente sottolineare è la rivalutazione culturale e pedagogica della natura e dichiara di aver appreso più cose dall'osservazione di un filo d'erba o di una formica che dai libri. Egli reinterpreta la fisica di Telesio alla luce di suggestioni tratte dalla magia e dalla metafisica che lo portano a sostenere l'universale animazione di tutte le cose del mondo. Queste al pari degli animali e degli uomini, sono dotate di sensibilità. L'esperienza sensibile è per il filosofo calabrese il fulcro dell' attività conoscitiva. Il fondamento ultimo di una natura intesa come totalità organica è Dio, che crea e governa il mondo attraverso i tre principi fondamentali dell' essere:
- la potenza, che rende ogni cosa necessariamente come dev'essere;
la sapienza, da cui deriva l'armonia che regge il mondo;
- l'amore che indirizza ogni cosa verso il suo fine supremo.


Tommaso Campanella propone un modello ideale di società in cui:
- è abolita la famiglia e condannate la proprietà privata e la schiavitù;
- rivestono grande importanza la scienza e il lavoro.